domenica 26 ottobre 2014

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Inquinamento, 5 aziende della provincia nel mirino della Procura

Inquinamento, 5 aziende della provincia nel mirino della Procura

di — 
Disposte una serie di ispezioni nelle imprese del polo petrolchimico e richieste diverse documentazioni: «Le procedure di autorizzazione sono complesse»
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PRIOLO. Sono 5 le aziende del polo petrolchimico di Priolo che sono sotto la lente di ingrandimento della Procura. Le inchieste sull'inquinamento nei 4 Comuni della zona industriale si stanno focalizzando su quegli stabilimenti che sono ancora la forza produttiva più importante per l'intera provincia ma i dubbi dei magistrati sono tutte sulle emissioni di gas.
«Le ispezioni - dice il capo della Procura, Francesco Paolo Giordano - sono iniziate ed attendiamo che le aziende forniscano quelle documentazioni che abbiamo chiesto». Sono stati avviati i primi interrogatori ma da quanto trapela dal palazzo di giustizia non sono ancora stati sentiti i dirigenti delle aziende né i responsabili della sicurezza. Non ci sono, al momento, persone iscritte nel registro degli indagati, come assicurano dalla Procura, che, comunque, ha volto lo sguardo a Roma, in particolare al ministero dell'Ambiente. «Va detto - dice il capo della Procura di Siracusa, Francesco Paolo Giordano - che le procedure per le autorizzazioni, comprendenti le prescrizioni per le imprese, sono abbastanza complesse. Ci sono centinaia di pagine che devono essere spulciate, un compito, per nulla semplice. Non si comprende il motivo per cui è stato adottato un sistema così farraginoso, quando basterebbe poco per rendere tutto più comprensibile».

PETROLCHIMICO SI PRIOLO, ORA SI INDAGA SULLE AUTORIZZAZIONI 

INQUINAMENTO. LA PROCURA AVVIA ISPEZIONI ANCHE IN ASSESSORATO E ALL'ASP

PRIOLO
I riflettori della magistratura di Siracusa si sono accesi sulle aziende del polo petrolchimico di Priolo. Il capo della Procura, Francesco Paolo Giordano, ha disposto delle "visite" nelle imprese per l'acquisizione di dati e documenti con l'biettivo di verificare se le emissioni dagli stabilimenti rientrano nei parametri di legge. Allo stesso tempo, le ispezioni saranno compiute "presso la Provincia di Siracusa, l'assessorato regionale all'Ambiente e gli uffici dell'ASP ove vengono raccolti i dati relativi ai decessi per malattie tumorali", spiega il procuratore, che ha avviato le indagini dopo i numerosi esposti presentati al palazzo di giustizia di Siracusa. I magistrati hanno anche inserito nel fascicolo i dati sul numero di persone morte di cancro raccolti da padre Palmiro Presutto, il parroco di Augusta che ha inviato il proprio dossier anche al Presidente della repubblica Giorgio Napolitano. "Le indagini appena iniziate - dice Giordano - costituiscono la base di partenza per accertare non solo eventuali responsabilità da parte dell industrie ma nache a verificare eventuali irregolarità nel rilascio delle autorizzazioni, nonchè quanto sino ad oggi svolto dagli organi deputati al controllo 
Giornale di Sicilia 24 ottobre 2014




L’incidente Rilevante di Milazzo e la Direttiva Seveso














Sono di stanotte le immagini del fuoco che si è sprigionato nella notte nella raffineria di Milazzo.








Da professionista mi è capitato di entrare in quelle centrali petrolchimiche per diversi motivi. Quello che mi è sempre saltato agli occhi era la fatiscenza degli impianti ormai usurati dagli anni di lavoro continuo 24 ore su 24 con pochissime manutenzioni. L’inciedente di ieri sera non può che essere uno dei tanti che si susseguiranno se non si interviene seriamente sulla questione petrolio e su tutto ciò che ne deriva.
Mi vorrei soffermare però su un aspetto che pochi conoscono, una normativa che è conoscita a stento dagli addetti ai lavori e che invece dovrebbe essere di dominio comune come la stessa normativa prevederebbe. Si tratta della Direttiva Seveso recepita in Italia dal D.lgs. 334/99. Questa Direttive Europea è stata voluta a seguito di un gravissimo incidente che si ricorda oggi come il Disastro di Seveso avvenuto il 10 luglio 1976 nell’azienda ICMESA di Meda, che causò la fuoriuscita e la dispersione di una nube della diossina TCDD, una sostanza chimica fra le più tossiche. Il veleno investì una vasta area di terreni dei comuni limitrofi della bassa Brianza, particolarmente quello di Seveso.
L’incidente di Seveso ha spinto gli stati dell’Unione europea a dotarsi di una politica comune in materia di prevenzione dei grandi rischi industriali a partire dal 1982. La direttiva europeadenominata “direttiva Seveso” (direttiva europea 82/501/CEE, recepita in Italia con il DPR 17 maggio 1988, n. 175 nella sua prima versione) impone agli stati membri di identificare i propri siti a rischio. Non entro nei tecnicismi della normativa che sulla carta è certamente all’avanguardia infatti prevede un piano di emergenza interno allo stabilimento ed uno esterno come riportato nel CAPO IV alla voce PROCEDURE Art. 20 (Piano di emergenza esterno)
1. Per gli stabilimenti di cui all’articolo 8, al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti, sulla scorta delle informazioni fornite dal gestore ai sensi degli articoli 11 e 12, delle conclusioni del l’istruttoria, ove disponibili, delle linee guida previste dal comma 4, nonche’ delle eventuali valutazioni formulate dal Dipartimento della protezione civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri – il prefetto, d’intesa con le regioni e gli enti locali interessati, previa consultazione della popolazione e nell’ambito della disponibilita’ finanziarie previste dalla legislazione vigente, predispone il piano di emergenza esterno allo stabilimento e ne coordina l’attuazione. Il piano e’ comunicato al Ministero dell’ambiente, ai sindaci, alla regione e alla provincia competenti per territorio, al Ministero dell’interno ed al Dipartimento della protezione civile. Nella comunicazione al Ministero dell’ambiente devono essere segnalati anche gli stabilimenti di cui all’articolo 15, comma 3, lettera a).
2. Il piano di cui al comma 1 deve essere elaborato tenendo conto almeno delle indicazioni di cui all’alegato IV, punto 2, ed essere elaborati allo scopo di:


a) controllare e circoscrivere gli incidenti in modo da minimizzarne gli effetti e limitarne i danni per l’uomo, per l’ambiente e per i beni;




b) mettere in atto le misure necessarie per proteggere l’uomo e l’ambiente dalle conseguenze di incidenti rilevanti;




c) informare adeguadamente la popolazione e le autorita’ locali competenti;




d) provvedere sulla base delle disposizioni vigenti al ripristino e al disinquinamento dell’ambiente dopo un incidente rilevante.




3. Il piano di cui al comma 1 deve essere riesaminato, sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato nei limiti delle risorse previste dalla legislazione vigente, dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione deve tenere conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti; della revisione del piano viene data comunicazione al Ministero dell’ambiente.
4. Il Dipartimento della protezione civile stabilisce, d’intesa con la Conferenza unificata, per le finalita di cui alla legge 24 febbraio 1992, n. 225, le linee guida per la predisposizione del piano di emergenza esterna, provvisorio o definitivo, e per la relativa informazione alla popolazione. Inoltre, ferme restando le attribuzioni delle amministrazioni dello Stato e degli enti territoriali e locali definite dalla vigente legislazione, il Dipartimento della protezione civile verifica che l’attivazione del piano, avvenga in maniera tempestiva da parte dei soggetti competenti qualora accada un incidente rilevante o un evento incontrollato di natura tale che si possa ragionevolmente prevedere che provochi un incidente rilevante.
5.(…omissis). 6. (…omissis). 7. (…omissis).
Art. 22


(Informazioni sulle misure di sicurezza)




1. Le informazioni e i dati relativi agli stabilimenti raccolti dalle autorita’ pubbliche in applicazione del presente decreto possono essere utilizzati solo per gli scopi per i quali sono stati richiesti.
2. La regione provvede affinche’ il rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8 e lo studio di sicurezza integrato di cui all’articolo 13, comma 1, lettera b), numero 2), siano accessibili alla popolazione interessata. Il gestore puo’ chiedere alla regione di non diffondere le parti del rapporto che contengono informazioni riservate di carattere industriale, commerciale o personale o che si riferiscono alla pubblica sicurezza o alla difesa nazionale. In tali casi la regione mette a disposizione della popolazione la versione del rapporto di sicurezza di cui all’articolo 8, comma 10.
3. E’ vietata la diffusione dei dati e delle informazioni riservate di cui al comma 2, da parte di chiunque ne venga a conoscenza per motivi attinenti al suo ufficio.
4. Il comune, ove e’ localizzato lo stabilimento soggetto a notifica porta tempestivamente a conoscenza della popolazione le informazioni fornite dal gestore ai sensi dell’articolo 6, comma 5, eventualmente rese maggiormente comprensibili, fermo restando che tali informazioni dovranno includere almeno i contenuti minimi riportati nelle sezioni 1, 2, 3, 4, 5, 6 e 7 della scheda informativa di cui all’allegato V.
5. Le notizie di cui al comma 4 sono pubblicate ad intervalli regolari e, per gli stabilimenti di cui all’articolo 8, devono essere aggiornate dal sindaco sulla base dei provvedimenti di cui all’articolo 21.
6. Le informazioni sulle misure di sicurezza da adottare e sulle norme di comportamento da osservare in caso di incidente sono comunque fornite dal comune alle persone che possono essere coinvolte in caso di incidente rilevante verificatosi in uno degli stabilimenti soggetti al presente decreto. Tali informazioni sono riesaminate ogni tre anni e, se del caso, ridiffuse e aggiornate almeno ogni volta che intervenga una modifica in conformita’ all’articolo 10. Esse devono essere permanentemente a disposizione del pubblico. L’intervallo massimo di ridiffusione delle informazioni alla popolazione non puo’, in nessun caso, essere superiore a cinque anni.
Art. 23


(Consultazione della popolazione)




1. La popolazione interessata deve essere messa in grado di esprimere il proprio parere nei casi di:


a) elaborazione dei progetti relativi a nuovi stabilimenti di cui all’articolo 9;




b) modifiche di cui all’articolo 10, quando tali modifiche sono soggette alle disposizioni in materia di pianificazione del territorio prevista dal presente decreto;




c) creazione di nuovi insediamenti e infrastrutture attorno agli stabilimenti esistenti.




2. Il parere di cui al comma 1 e’ espresso nell’ambito del procedimento di formazione dello strumento urbanistico o del procedimento di valutazione di impatto ambientale con le modalita’ stabilite dalle regioni o dal Ministro dell’ambiente, secondo le rispettive competenze, che possono prevedere ha possibilita’ di utilizzare la conferenza di servizi con la partecipazione dei rappresentanti istituzionali, delle imprese, dei lavoratori e della societa’ civile, qualora si ravvisi la necessita’ di comporre conflitti in ordine alla costruzione di nuovi stabilimenti, alla delocalizzazione di impianti nonche’ alla urbanizzazione del territorio.
Poi  ALLEGATO V – SCHEDA DI INFORMAZIONE SUI RISCHI DI INCIDENTE RILEVANTE PER I CITTADINI ED I LAVORATORI
  • Sezione I le informazioni del o dei gestori di aziende che rientrano nella normativa Seveso;
  • Sezione 2 INDICAZIONI E RECAPITI DI AMMINISTRAZIONI, ENTI, ISITITUTI, UFFICI O ALTRI PUBBLICI, A LIVELLO NAZIONALE E LOCALE A CUI SI E’ COMUNICATA L’ASSOGGETTABILITA’ ALLA PRESENTE NORMATIVA, O A CUI E’ POSSIBILE RICHIEDERE INFORNIAZIONI IN MERITO – DA REDIGERE A CURA DEL GESTORE.
  • Sezione 3 Descrizione della/delle attività svolta/svolte nello stabilimento/deposito
  • Sezione 4 Sostanze e preparati soggetti al D.Lgs 334/99
  • Sezione 5 Natura dei rischi di incidenti rilevanti Informazioni generali
  • Sezione 6 Tipo di effetto per la popolazione e per l’ambiente
  • Sezione 7 Il PEE è stato redatto dall’Autorità competente? si no
    Le informazioni debbono fare esplicito riferimento ai Piani di emergenza interni di cui all’articolo 11 e ai Piani di emergenza esterni di cui all’articolo 20 del presente decreto. Qualora i Piani di emergenza esterni non siano stati predisposti, il gestore dovrà riportare le informazioni desunte dal Rapporto di Sicurezza, ovvero dalla pianificazione di emergenza di cui all’allegato III, lettera c), punto v)
    Mezzi di segnalazione di incidenti (es. sirene, altoparlanti, campane, ecc.)Comportamento da seguire (specificare i diversi comportamenti; in generale é opportuno: non lasciare l’abitazione, fermare la ventilazione, chiudere le finestre, seguire le indicazioni date dalle autoritá competenti)
    Mezzi di comunicazione previsti (specificare quali: es. radio locale, Tv locale, altoparlanti, ecc.)
    Presidi di pronto soccorso
    (es. interventi VV.FF., Protezione civile e forze dell’ordine; allerta di autoambulanze ed ospedali; blocco e incanalamento del traffico, ecc.)
  • Sezione 8 INFORMAZIONI PER LE AUTORITA’ COMPETENTI SULLE SOSTANZE ELENCATE NELLA SEZIONE 4
  • Sezione 9 Indicare le coordinate del baricentro dello stabilimento in formato UTM X:….. Y:….. Fuso:….. Informazioni per le autorità competenti sugli scenari incidentali con impatto all’esterno dello stabilimento (fare riferimento alle zone individuate nel Piano di Emergenza Esterno. Quando il PEE non è stato predisposto o non è previsto dalla normativa vigente, il gestore fa riferimento al RdS o all’analisi dei rischi).
Le domande che sorgono sono molte: La popolazione è mai stata informata che vicino alla loro abitazione vi è un impianto soggetto ad incidente rilevante? Sanno cosa vuol dire? Il piano di Emergenza Esterno è mai stato comunicato alla popolazione? Quello presente sul sito del comune di Milazzo è del 2008 è mai stato aggiornato?
Basterebbe andare nei tre poli petrolchimici Siciliani, ma credo che il problema sia nazionale per scoprire che di fatto la popolazione non ne sa nulla anche a giudicare dal comportamento che si è tenuto nei confronti di questo ultimo incidente. Spero che la Magistratura indaghi e se ci sono omissioni si faccia in modo di risolverle dato che come ho già detto più andiamo avanti e più saranno frequenti questi incidenti. La poplazione deve sapere e deve essere informata.

http://blog.ctzen.it/impattozero/2014/09/27/lincidente-rilevante-di-milazzo-e-la-direttiva-seveso/









RAFFINERIA MILAZZO 2011 17 GENNAIO ISTRUTTORIA VIA AIA
PARERE_CTVIA 





RAFFINERIA MILAZZO 2011 8 MARZO PARERE_CTVIA_2




RAFFINERIA MILAZZO VIA VAS 2011 16 MAGGIO
DVA_DEC-2011-0000255





RAFFINERIA MILAZZO 2014 17 APRILE DVA-00_2014-0011220



RAFFINERIA MILAZZO 2009 29 MAGGIO PARERE_MIBAC 



RAFFINERIA MILAZZO PROGE 2012 30 MARZO O
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IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME

















 IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME



A sua eccellenza il prefetto di Siracusa


Al portavoce M5s
Commissione Ambiente della camera dei deputati on. Claudia Mannino



Al portavoce M5s
Commissione Affari sociali e Sanità della camera dei deputati on. Giulia Grillo



All'assessore regionale all'Ambiente Maria Rita Sgarlata


All'Assessore regionale alla Sanità Rita Borsellino


Al presidente IV Commissione Ambiente Ars Giampiero Trizzino


Al portavoce M5s Commissione Antimafia Ars on. Stefano Zito


Ai sindaci del quadrilatero industriale: Rizza, Palmeri, commissari di Augusta


Alla procura di Siracusa


Alle procure antimafia
Palermo



Alla corte dei conti


Alla comunità Europea




Il 15 aprile dello scorso 2013 una delegazione del movimento 5 stelle di Siracusa, Melilli, Priolo, Augusta, guidata dalla dott.ssa Mara Nicotra, ricercatore esperto in problematiche ambientali della IV Commissione Ambiente M5S Siracusa, incontra il presidente della IV Commissione Ambiente dell'Ars Giampiero Trizzino (M5S) per attenzionare l'inquinamento industriale dell'aria siracusana di natura delle raffinerie.


La Nicotra spiega a Trizzino, con dati scientifici alla mano, che taluni degli inquinanti emessi in atmosfera dalle industrie petrolchimiche ed immessi nell’aria ambiente, anche potenzialmente ad attività cancerogena con possibili conseguenti effetti sulle comunità limitrofe alla fonte di emissione, non sono normati dall'attuale decreto nazionale (155/2010) sulla qualità dell'aria ambiente.


Tra l’altro, parte di essi vengono emessi nel corso degli sfiaccolamenti continui delle torce degli impianti, le quali, ben visibili anche a distanza, restano accese senza apparente motivo data la loro funzione di sistemi di sicurezza. Da ciò deriva la necessità che nelle aree industriali oltre ai classici inquinanti dell’aria ambiente urbana, come NOx e SO2, assumono particolare incidenza anche altre sostanze, tipo benzene “orario”, acido solfidrico, specifici idrocarburi non metanici e mercaptani, abbondantemente presenti, ogni ora del giorno, come ampiamente rilevato, nelle aree a rischio siciliane.


Il problema non sta ovviamente nella predisposizione di qualche decreto, spiega Gioacchino Genchi, chimico già dirigente del Servizio “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del dipartimento ambiente della regione siciliana – come si ricorderà rimosso dall’incarico per non aver, tra l’altro, concesso la realizzazione di un mega inceneritore (500 mila tonnellate) che doveva sorgere a Punta Cugno dentro lo stabilimento Enel Augusta, accanto ad altri 4 grandi impianti di combustione, Gespi, Oikothen, Buzzi, Unicem, ma nella assenza totale di un piano complessivo di risanamento ambientale, nonostante che nel 1995 fossero stati predisposti i piani per le aree a rischio di Siracusa e Gela ed il Ministero dell’Ambiente avesse stanziato per essi 100 e 40 miliardi di lire, il cui utilizzo rimane ancora “materia oscura”.


Analoga è la situazione per la terza area della regione dichiarata a rischio nel 2002 che comprende i 6 comuni del Comprensorio del Mela. In questo caso il piano di risanamento non è mai stato redatto ed i 7.500.000 euro stanziati dall’ARTA per il piano e gli interventi formano anch’essi “materia oscura”.


Nel 2007, invece, l’ARTA approva con un decreto assessoriale un c.d. piano regionale di risanamento ambientale dell'aria, che alla prova dei fatti risulta il frutto di un copia incolla dell’omologo della regione Veneto (peraltro già bocciato dalla Commissione Europea) e di numerosi altri documenti. Si apre un putiferio mediatico, partono le inchieste, ma il piano è ancora, incredibile ma vero, sul sito web dell’ARTA, nonostante le numerose audizioni e processi in atto, che confermano l'irresponsabilità dei soggetti controllori.
Su questa vicenda il deputato all'Ars (M5S) Stefano Zito presenta 2 interrogazioni parlamentari e in un tavolo prefettizio dichiara che nel quadrilatero siracusano oltre ad non esserci i dovuti controlli negli impianti, carenti e poco attendibili sono le centraline sulla qualità dell'aria, considerato che su 365 giorni l’anno funzionano forse per la metà..


Si evidenzia anche il grande conflitto di interessi che esiste tra ASP-industrie e comuni del quadrilatero industriale siracusano. Nel senso che non solo manca una normativa ad hoc riguardante l'inquinamento industriale dell'aria che si respira, ma i comuni consentono ancora all'industria, attraverso il Cipa (Consorzio per la protezione Ambiente degli industriali), di stare all'interno di una rete di rilevamento pubblica attraverso un protocollo di intesa istituito nel 2005 per contrastare tale inquinamento. 



Ci chiediamo: è normale che chi deve essere controllato diventi controllore di se stesso? 



E’ normale che l'industria attraverso il Cipa, il cui presidente è anche il coordinatore del registro tumori della Sicilia orientale, debba controllare la qualità dell'aria delle centraline della provincia alla stessa stregua di una Arpa, che è l’organo di controllo istituzionale? Ma allora è per questo motivo che l'Asp Siracusa non fa correlazioni tra il dato ambientale e patologie tumorali nonostante Arpa e provincia inviano loro i dati degli inquinanti petrolchimici non normati ma comunque rilevati?


Ma come fanno i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria a non intervenire quando si verifica un picco orario di benzene (ben noto cancerogeno) o quando sanno chi delle industrie ha causato l’incidente o emesso sostanze chimiche maleodoranti?


Come fanno a tacere e non intervenire sapendo che la gente del quadrilatero sta morendo di cancro? Ma perché ogni qualvolta che si registra uno sforamento di PM10 subito scatta l’allarme e invece per il benzene, l’H2S e gli idrocarburi non metanici, mai?


Non è mai avvenuto neanche quando esisteva il decreto regionale 888/17 detto “codice di autoregolamentazione”, che avrebbe dovuto far abbassare alle aziende l’emissioni di idrocarburi non metanici ogni qualvolta superavano 200 ug/m3 ogni 3 ore. Ma questo limite era vincolato all’Ozono, quindi il tutto si attribuiva allo smog urbano. In ogni caso tale decreto non ha mai funzionato!


Ma chi sono i Sindaci? Politici alla stessa stregua di tutti gli altri che occupano posti di governo o di opposizione a Palermo e a Roma e che fino ad oggi non hanno mosso un dito per risolvere il problema. Dallo stato dell’arte emerso dai dati dello scorso convegno del 25 luglio possiamo ancora fidarci della politica?
Vorremmo dire di si, ma abbiamo perso ogni speranza, ed allora riversiamo tutta la nostra aspettativa verso le Procure, e già un primo segnale forte lo abbiamo ottenuto. Non a caso il 25 luglio al convegno abbiamo avuto l’onore e il piacere di vedere la presenza del dott. Francesco Paolo Giordano, procuratore capo della procura del tribunale di Siracusa che ascoltava le relazioni scottanti dei nostri relatori, ove emergevano situazioni veramente drammatiche, come ad esempio il caso per cui ogni ora del giorno si registrano concentrazioni cancerogene di benzene soprattutto a Priolo.


Si evidenziano i giorni: 25 dicembre 2009 ove la popolazione priolese è stata costretta a respirare per ben 15 ore consecutive oltre 450 ug/m3 di benzene e l'8 marzo 2013 per la festa delle donne in cui si riscontrano oltre 700 ug/m3 di benzene per 19 ore consecutive (Nicotra, 2014-Che aria tira nel quadrilatero siracusano? Un decreto per normare-pubbl. Convegno 25 luglio Siracusa).


Ci viene di affermare che questo è un omicidio se ci dovesse venire un cancro (cit. Don Palmiro Prisutto), poiché la soglia cancerogena espressa dalla letteratura scientifica non deve superare 260 ug/m3 di benzene al giorno che equivale ad una soglia bassa di benzene di 0,26mg/m3 (Crum & Allen 1984; Paxton et al. 1994) .


La conferma che esiste un nesso tra cancro e inquinamento industriale è stato il tema della relazione del prof. Burgio dell’ECERI.


Queste sostanze, a Priolo, tra l’altro, sono presenti contemporaneamente nelle stesse ore del giorno ad altri composti tossici e odorigeni, quali l’idrogeno solforato e talune classi di idrocarburi non metanici. Stessa situazione si riscontra ad Augusta, Melilli e Belvedere.


Dalla correlazione dei dati monitorati in ciascuna di queste stazioni viene fuori che all'aumentare dell'H2S aumentano in modo esponenziale anche gli idrocarburi non metanici, mentre, a Melilli, a differenza di Priolo, all'aumentare del benzene aumenta in modo esponenziale l'H2S.


Tali dati vengono confermati in maniera ancora più incisiva dal direttore dell'Arpa Siracusa dott. Gaetano Valastro, il quale, da relatore anch'egli al convegno, ha anche lamentato che ogni anno alla struttura vengono diminuite sempre più risorse umane e finanziarie.


Sarà un caso?


Ci chiediamo:



voluto da chi?


Perché la regione siciliana non è intervenuta negli anni sugli aspetti gestionali dell’ARPA?


Perché l’ARTA non ha esercitato, come dovuto, la vigilanza sull’operato dell’ARPA, sulla deriva dei controlli ambientali, ecc. , che via via ne hanno depotenziato le già limitate attività a tutto vantaggio dei “controllati”?


In un documento Arpa (vedi allegato) pervenuto all’Assemblea Regionale Siciliana su richiesta dell’on. Angela Foti della IV Commissione Ambiente emerge che il benzene nelle stazioni industriali siracusane supera quasi sempre il limite annuale che è 5 ug/m3 (decreto 155/2010).


Se così è, allora come si spiega che il prof. Sciacca presidente Cipa e del registro tumori di mezza Sicilia possa affermare che l’aria della zona industriale di Priolo, Melilli e Augusta è OK? 



Che le polveri sottili derivano dal deserto e che tumori derivano dai metalli pesanti dell’Etna?


Non vi sembrano queste affermazioni offensive per il “POPOLO INQUINATO”?


Ad Augusta Don Palmiro Prisutto ogni 28 del mese celebra una messa funebre ricordando quanti giovani e bambini muoiono per cancro. Don Palmiro sta dimostrando che ogni 2 decessi uno è morto per cancro.








 




Il 18 maggio 2013 Melilli (SR) viene invasa dall’ennesima nube tossica di mercaptani L'odore nauseabondo già ad una concentrazione di oltre 20 ug/m3 dalle ore 12 alle ore 22:30 circa, infastidisce parecchi residenti e come al solito le industrie del petrolchimico siracusano davano come risposta al prefetto e al sindaco di Melilli Pippo Cannata "qui tutto a posto".


Come se non sapessimo che solo 2 raffinerie nel territorio siracusano: Esso e Isab producono tale sostanza.


Due giorni dopo all’Isab impianti Nord muore un operaio di Priolo per aver respirato in maniera off limits dell'acido solfidrico probabilmente ad una concentrazione oltre 500 ppm, proveniente da un guasto dell'impianto da cui veniva prodotto questo gas dall’azione tossica simile all’acido cianidrico. E se per un verso l’evento luttuoso ripropone ancora una volta in maniera drammatica il problema della sicurezza degli impianti ad alto rischio di incidenti rilevanti, per altro verso va considerato che le concentrazioni misurate a Melilli, Priolo e Belvedere dell’acido solfidrico vanno oltre 70
ugNm3 e cioè oltre la soglia odorigena fissata dall'OMS che e' 7ug/Nm3. Un ulteriore conferma alla richiesta che detto inquinante, normato in fase emissiva, debba trovare altrettanti limiti normativi, in atto mancanti, anche a livello di aria ambiente. 




 Ci chiediamo a cosa servono i controlli alle emissioni, ammesso che siano sufficientemente adeguati, se le multinazionali titolari degli impianti se ne infischiano di sistemare i loro impianti nel rispetto dell’adozione delle migliori tecnologie disponibili e la fanno sempre franca anche quando ci scappa il morto?


A seguito di questo incidente il 26 maggio 2013 la IV Commissione Ambiente della regione siciliana si riunisce ad un tavolo tecnico al comune di Melilli e, acquisito lo stato dell'arte sulla cattiva qualità dell'aria del quadrilatero industriale, il presidente Trizzino e il deputato Zito fanno notare ai presenti (industrie, deputati regionali, Arpa, Asp, Sindacati, Sindaci) che è evidente che c'è stato uno spreco di denaro pubblico dagli anni 90 ad oggi e che un intervento di risanamento e/o di bonifica non è stato mai fatto. Gli stessi dopo qualche giorno sporgono denuncia, specificando che nel territorio di Siracusa sono spariti in totale 100 miliardi delle vecchie lire del piano di risanamento mai attuato in quest’area così come i 40 miliardi per l’area di Gela, ricordando anche le mancate bonifiche per le quali nel 2005 vennero stanziati 770 milioni di euro dall’allora ministro dell’ambiente Prestigiacomo Si ricorderà, infatti, che l’accordo di programma prevedeva anche la riconversione e riqualificazione degli impianti, le bonifiche sia per i fondali al mercurio della rada di Augusta che per i suoli e i pozzi al benzene di Priolo, oltre che la previsione di dare respiro pure al Porto Grande di Siracusa e complessivamente all’intera area industriale. Purtroppo apprendiamo dai tavoli tecnici prefettizi che quell'accordo di programma non
andò avanti perché solo Isab partecipò alla transazione con ben 30 milioni di euro. In un siffatto scenario dove il principio del “chi inquina paga” è platealmente violato gli unici a pagare, con la vita però, sono i residenti e gli operai che lavorano negli stabilimenti industriali. Tutto ciò è pure scritto nell’Atlante regionale sanitario e gli studi epidemiologici di recente pubblicazione su Sentieri ne confermano la veridicità.



Le inchieste e le interrogazioni parlamentari di Stefano Zito continuano, così come quelle dell'on. Amoddio, dalla quale attraverso la stampa si apprende che di quei 770 milioni di euro ne sono rimasti solo 50 mila nei fondi CIPE. Ci chiediamo: il resto in quale tasca sono finiti?





Nel frattempo montano le proteste e le azioni legali del "popolo inquinato" di Gela, Milazzo e Priolo. Un consigliere comunale Giuseppe Marano viene denunciato da ENI per procurato allarme ad un risarcimento di 400 mila euro, mentre a Gela la stessa ENI chiede a David Melfa un risarcimento di un milione di euro per lo stesso motivo.


E’ mai possibile che quando c'è qualcuno che difende la salute dei cittadini viene perseguitato piuttosto che protetto?


Sarà vero che a distanza di 9 lunghi e funesti anni il ministero all'Ambiente mette a disposizione i primi 115 milioni di euro per le bonifiche del Sin di Priolo? Oppure è solo passerella politica come è successo in passato con i soldi della bonifica della rada di Augusta? basteranno?


O sono stati stanziati solo sulla carta come precedentemente fatto?


E gli altri soldi, quelli sbandierati nel 2005 dall'ex ministro all'ambiente Prestigiacomo durante la sua bella campagna elettorale chi li ha intascati? Certo di stranezze se ne vivono tante al punto tale che il successore della Prestigiacomo, Clini, è stato arrestato per aver intascato mazzette per 600 milioni di euro inerente lo scandalo idrico che lo legava alla Libia.


Il 13 settembre Mara Nicotra, cittadina anch'essa del popolo inquinato di Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta, stanca di morire di puzza e di veder morire amici, genitore e parenti di cancro a causa degli inquinanti industriali immessi nell'aria, presenta a sua eccellenza il prefetto di Siracusa un esposto, con tutta una serie di proposte operative da realizzare al più presto possibile nel nostro territorio. Come per es. implementare centraline di rilevamento aria; estromettere il Cipa dalla rete pubblica di
monitoraggio dell'aria; potenziare Arpa Siracusa di risorse umane e finanziarie; realizzare un Simage con telerilevamento e sistema delle emergenze; realizzare una normativa riguardante, a livello di immissioni nell’aria ambiente gli inquinanti odorigeni e cancerogeni di derivazione delle raffinerie con sistemi di allarme e sanzioni previste per le industrie ree; far correlare all’Asp il dato ambientale con patologie tumorali; eliminare l’effetto bolla dai camini; adottare sistemi efficaci di controllo quali-quantitativi degli inquinanti emessi dalle torce, realizzare piano di risanamento aria; riconvertire impianti verso una chimica verde. Ma ad oggi non si è fatto nulla.



Il 26 settembre 2013 l’on. Trizzino convoca a Palermo un'altra Audizione di Commissione per far rimuovere dal sito web dell’ARTA quell’indecoroso piano di risanamento regionale dell'aria frutto del copia e incolla dal piano della regione Veneto e da altre fonti, tanto denunciato da numerose associazioni ambientaliste (Legambiente, Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, CGIL, ecc.) chiamando a rispondere l'assessore all'ambiente regionale del tempo Mariella Lo Bello, In quel contesto, fu chiesto all'assessore Lo Bello di rimuovere quel piano e fu posto il problema di intervenire a livello normativo su taluni inquinanti caratteristici dell’aria ambiente nelle aree industriali. L'assessore fu costretta ad ammettere la copiatura di parti del piano e si impegnò a convocare a breve termine un tavolo tecnico per le questioni normative. Da li a poco, in una successiva audizione, l'assessore si rimangiò ogni cosa e non diede poi seguito a nessuno degli impegni presi. 





Da allora (dicembre 2013) un'altra audizione su questo tema non si è più fatta.
Il 20 maggio 2014, Mara Nicotra, vittima di un altro cancro in famiglia, muore il fratello Mauro di anni 57, rompe il silenzio assordante da parte della regione siciliana, e sempre più imperterrita presenta una denuncia alla procura di Siracusa, allegando i risultati di uno studio sulla cattiva qualità dell'aria e del grosso conflitto di interessi che si muove tra industria, politica e Asp.


Nel frattempo la procura rinvia a giudizio Isab per aver avvelenato le falde acquifere di Melilli e per aver riscontrato ettari e ettari di terreno che galleggia sugli idrocarburi.


Ora il "popolo inquinato" di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Gela e Milazzo dice basta a questo sterminio generato da un sistema di criminalità politico-mafiosa organizzata e pretende di essere ascoltato. Sta a Lei caro assessore Sgarlata dimostrare nei fatti e con azioni concrete di non volere seguire le strade battute dai suoi predecessori. Sta a Lei dimostrare di voler portare avanti tutte quelle azioni tecniche, scientifiche, legali e legislative cui i suoi predecessori si sono sottratti di adempiere. Ritiri una volta per tutte l’obbrobrio del piano copiato, avvii, anche con la collaborazione delle associazioni ambientaliste e dei comitati civici, la realizzazione di un piano di risanamento ambientale sulla qualità dell’aria che affronti, tra le prime problematiche, la valutazione a livello di immissioni nell’aria ambiente di limiti tabellari alle sostanze odorigene e cancerogene dei petrolchimici. Una bozza di proposta è stata illustrata al convegno del 25 luglio a Siracusa dalla dott.ssa Nicotra.


IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME




Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato di Gela
Popolo inquinato di Milazzo
Meetup "Costruiamo insieme M5S Siracusa"
IV Commissione Ambiente meetup "Costruiamo insieme M5s Siracusa"
Comitato Ambiente Belvedere
Movimento 5 stelle Priolo
Movimento 5 stelle Melilli- Villasmundo- Città Giardino
Movimento 5 stelle Augusta
AugustAmbiente
Decontaminazione Sicilia
ECERI
Comitato Cittadino Isola Pulita




Firmatari referenti impegnanti nella battaglia in prima persona:


Arturo Andolina referente popolo inquinato del quadrilatero siracusano
David Melfa: referente popolo inquinato di Gela
Giuseppe Marano referente popolo inquinato di Milazzo
Rosario Messina portavoce del meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Mara Nicotra: referente IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5S
Siracusa”
Massimo Marino referente Comitato Ambiente Belvedere
Giorgio Pasqua portavoce M5S Priolo
Domenico la Scala portavoce del M5S Melilli-Villasmundo-Città Giardino
Giusy Chiaramonte portavoce del comitato Priolo Verde
Padre Palmiro Prisutto
Sarah Marturana attivista M5S Augusta
Mauro Caruso attivista M5S Augusta
Luigi Solarino presidente AugustAmbiente
Pino Pisani presidente Decontaminazione Sicilia
Gioacchino Genchi, già dirigente chimico Regione Siciliana
Mario Casella responsabile mailing list Decontaminazione Sicilia
Ernesto Burgio ricercatore e responsabile ECERI
Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita




Premesso che: 




- con D.P.C.M. del 30/11/1990, cioè quasi 25 anni fa, i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli dei comuni di Gela, Butera e Niscemi venivano dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”; 




- con due D.P.R. del 17/01/1995, cioè più di 19 anni fa, venivano approvati i rispettivi Piani di Disinquinamento, destinando loro, nell’ordine, le somme di 100 e di 40 miliardi di lire; 





- a gennaio del 1996 venivano istituiti i Comitati di Coordinamento per le due Aree per l’attuazione dei Piani; 




- a novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana le somme complessive di 100 e 40 miliardi, di cui l’ARTA, a fine dicembre, impegnava 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta; 




- nel corso degli anni 1997-1999 venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie; 




- stante l’inerzia della Regione Siciliana, in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno emanava l’Ordinanza n. 3072 ex art.12, con la quale toglieva ogni potere alla Regione, nominava Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta e disponeva che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari; 




- con D.A. n. 50/GAB del 04/09/2002 l’ARTA dichiarava area ad elevato rischio di crisi ambientale i territori dei comuni del comprensorio del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, S. Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), istituiva la "Commissione Stato-Regione, Provincia, Enti locali, per la definizione del piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela" e stanziava € 7.500.000 per la redazione del Piano e per gli interventi da adottare;
- al 31/12/2004 scadevano i termini delle dichiarazioni ministeriali per le aree di Siracusa e Gela ed i compiti dei Prefetti-Commissari; le somme erogate dall’ARTA ammontavano 





• Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35; 





• Comune di Siracusa € 68.238,87; 





• Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000; 





• Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38; 





• Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000;

- restavano disponibili le somme: 





• per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79; 





• per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58.




- con i DD.AA. 189/GAB e 190/GAB del 11/07/2005 l’ARTA emanava una nuova dichiarazione di aree a rischio per le aree di Siracusa e Caltanissetta;


- Con Delibera di Giunta n. 306 del 29/06/2005 veniva istituito l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi ambientale” che assorbiva tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato- Regione, Province ed Enti Locali;




- Con Delibera di Giunta n. 257 del 14/07/2009 l’Ufficio veniva soppresso in ragione della “vastità e complessità delle problematiche ambientali che informano i territori ricadenti nelle Aree…”;




- Con D.P.Reg. n. 5/Area 1/S.G. del 17/01/2011 veniva ricostituito l’Ufficio Speciale, questa volta denominato “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale – Agenda 21 – Amianto”, sempre sotto la direzione dello stesso dirigente;




- Al 31/12/2012 l’Ufficio Speciale veniva definitivamente chiuso ed articoli di stampa riportavano notizie in merito ad indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Catania;




- Con D.A. n. 176/GAB del 09/08/2007 l’ARTA approvava il c.d. “Piano Regionale di Coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”, che alla verifica dei fatti risultava frutto di un “collage” di copia ed incolla di ampie parti del Piano di Risanamento della qualità dell’aria della Regione Veneto dell’anno 2000, peraltro già bocciato dalla Commissione Europea, e di numerosi documenti già editi da altri Enti;



- In particolare, dalla semplice analisi comparativa della documentazione e dal conteggio delle righe copiate il c.d. Piano Siciliano risulta composto per l’85-91% da righe interamente copiate dal Piano del Veneto e da altre fonti;


- Incredibile ma vero, a distanza di 7 anni il c.d. Piano figura ancora inserito nel sito web dell’ARTA come documento/strumento di programmazione istituzionale in tema di qualità dell’aria, nonostante che le ripetute denunce delle Associazioni ambientaliste ne abbiano da tempo richiesto il ritiro e che, da ultimo, sia intervenuta la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo ad 1 anno ed 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione, sentenza che fa riferimento alle numerose e vistose copiature ivi presenti;




e considerato che



- sulle Aree di Siracusa e Caltanisetta, a fronte degli ingenti finanziamenti erogati dal Ministero dell’Ambiente, nulla è dato a sapere in merito a: se i Piani originari (del 1995) sono stati attuati ed in che parte, se essi sono stati aggiornati ed attuati ed in che parte, quale utilizzo hanno avuto i finanziamenti erogati e qual è la consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi, sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;




- sull’Area del Comprensorio del Mela, a fronte del finanziamento stanziato dall’ARTA nel 2002, nulla è dato a sapere in merito a: se è stato redatto il Piano di Risanamento, quale utilizzo ha avuto il finanziamento originario e qual è l’eventuale consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali;

- da 14 anni a questa parte, solo a voler focalizzare il periodo dai commissariamenti ministeriali in poi, senza per questo dimenticare lassismi, inerzie ed inadempienze precedenti, si è assistito ad una girandola di ben 11 assessori all’ARTA e di un numero quasi analogo di dirigenti generali al dipartimento ambiente, tutti distintisi per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi;

- i risultati riguardo alle Aree a rischio, alla tutela della qualità dell’aria ed alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte sono al cospetto di tutti e si sintetizzano oggi in 2 ex Presidenti della Regione (Cuffaro e Lombardo) e 4 ex assessori dell’ARTA (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog, nel Piano della qualità dell’aria copiato, inattuabile e pur tuttavia non revocato, nel sistema dei controlli e, in generale del sistema ARPA, ultradeficitario (a fronte di finanziamenti POR 2000-2006 di € 36.307.052 e POR FERS 2007-2013 di € 35.000.000), il tutto nell’incredibile scenario che la tutela dall’inquinamento atmosferico non ha mai figurato né continua a figurare tra gli obiettivi strategici dell’ARTA (!!!).








le Organizzazioni ed i Comitati scriventi, per i motivi su esposti e con l’urgente priorità che la situazione necessita, chiedono al Sig. Assessore di fissare un incontro nei prossimi giorni (prima della metà di agosto), riservandosi fin d’ora di intraprendere ogni ulteriore passo presso le Autorità competenti perché si accertino una buona volta responsabilità e responsabili riguardo a mancati interventi, inerzie, lassismi, spreco di risorse economiche e quant’altro ai danni dell’ambiente e della salute della gente, con particolare riferimento ai Piani di risanamento fasulli ed alle Aree dichiarate ad elevato rischio ambientale. 






IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME






GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, Italcementi, M5S, MILAZZO, PETROLCHIMICO, MANNINO,AUGUSTA MELILLI,PRIOLO,INQUINANTI,TUMORI,NEOPLASIE,DON PALMIRO PRISUTTO







L’incidente Rilevante di Milazzo e la Direttiva Seveso



AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE, CUSPILICI, CUTGANA, L’incidente Rilevante di Milazzo e la Direttiva Seveso, 












Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente

Isola delle Femmine Italcementi e Ambiente: Inquinamento, 5 aziende della provincia nel mirino della Procura

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