sabato 3 novembre 2012

La mia storia attraverso le sentenze,Di Pietro


La mia storia attraverso le sentenze


Capitolo 1: la vicenda Salamone

“Fai il tuo dovere e pagane le conseguenze“, mi disse mia sorella Concettina il giorno dopo l’omicidio di Paolo Borsellino, allorché io – preoccupato per quel che stava succedendo – trasferii a lei la mia angoscia. Era il 19 luglio 1992 ed ero nel pieno dell’attività di “Mani Pulite“. Poco dopo arrivò in Procura una segnalazione dei R.O.S (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri) che segnalava – come destinatario di possibili attentati mafiosi – anche la mia persona. Giovanni Falcone era stato ammazzato il mese prima. Ora è solo un ricordo ma all’epoca c’era realmente di che preoccuparsi in quanto stavano venendo fuori collegamenti a iosa fra la “migliore imprenditoria del Nord“, la più “blasonata politica romana” e “incalliti mafiosi” di Cosa Nostra.

Mi aggrappai alla saggezza di mia sorella e andai avanti.

Con l’andare del tempo e con l’avanzamento dell’inchiesta, mi resi conto, invece, che avevo poco da temere sul piano fisico in quanto l’inchiesta Mani Pulite aveva una sua specificità rispetto ai reati mafiosi: i magistrati palermitani dovevano partire necessariamente dal “fatto criminale” per risalire al “mandante” o al “movente politico”. “Mani Pulite”, invece interveniva direttamente sui politici. Nell’uno e nell’altro caso, entrambi – i politici e i mafiosi – avevano interesse a fermare le indagini e ad evitare qualsiasi travaso di investigazioni dall’uno all’altro campo, ma mentre i mafiosi usarono l’esplosivo per fermare i giudici, i politici ricorsero ad una soluzione grazie a Dio meno dolorosa: la delegittimazione e la denigrazione.

L’obiettivo mi apparve subito evidente: rendere poco credibile l’inchiesta Mani Pulite, dapprima criminalizzando l’attività giudiziaria che stavo svolgendo (con accuse ingiuste come arrestare innocenti, costringere al suicidio le persone, svolgere indagini in modo parziale al fine di favorire alcuni e danneggiare altri), poi con una vasta indagine retrospettiva sulla mia persona, alla ricerca di qualche neo (e chi non ne ha?) per farlo diventare un “bubbone immondo” da additare al pubblico disprezzo, infine costruendo a tavolino – scientemente e con dispendio di mezzi e di energie – veri e propri falsi dossier con storie inventate di sana pianta o comunque malevolmente ricostruite e raccontate in modo così suadente e sapientemente pubblicizzate da renderle apparentemente credibili.

Il 6 dicembre 1994 mi toccò togliere la toga di dosso e dedicare tutte le energie per difendere il mio onore nell’unico modo che sapevo fare: nelle aule giudiziarie, che frequentai per anni sia per dimostrare la mia correttezza professionale che la mia innocenza personale.

Nel frattempo, e per dare un nuovo scopo alla mia vita, ho cominciato a fare politica, convinto come ero e come sono che i “mali della politica” potevano essere curati solo con l’impegno civile, in quanto il magistrato arriva solo quando la “frittata è fatta” e solo per scoprire il colpevole.

Ho pensato – e ci credo ancora – che bisognava impegnarsi per un ricambio generazionale della classe dirigente, unico modo per ottenere un modello comportamentale diverso e più dignitoso del modo di fare politica.

Per questo ho costituito l’Italia dei Valori, cercando da una parte di aprire il partito a tutti coloro che vi mostravano interesse e dall’altra di preservarlo dagli arrembaggi di ciurme e profittatori.

Con sommo dispiacere dei miei detrattori, sono riuscito a costruire un partito che c’è e che – nel Paese e nel Parlamento – sta facendo il suo dovere e fa sentire la sua voce, tanto che la fiducia ed il consenso cresce giorno per giorno.

La conseguenza, sul piano personale, è purtroppo che la stagione della denigrazione e delle contumelie continua ed anzi è ripresa con maggiore veemenza e peggiore virulenza di prima.

Ogni giorno mi sento piovere addosso accuse di ogni tipo. Sembra quasi che tutti i guai d’Italia siano avvenuti o avvengano per colpa mia, tanto che quasi tutti i partiti, i politici e i “commentatori professionisti” fanno a gara nel dirsi fra di loro: “sto con te a patto che non stai con Di Pietro”.

Ho deciso allora che dedicherò una parte di questo Blog per raccontare “la mia verità”. Non la verità, secondo le mie parole però, per evitare che qualcuno possa pensare che siano parole di comodo. Ma la “verità processuale”, secondo le sentenze e gli altri provvedimenti che i giudici – di volta in volta – hanno emesso in relazione ai tanti fatti ed ai tanti eventi che – nel bene e nel male – mi hanno visto protagonista. Trattasi di centinaia di atti e quindi è necessario un “racconto a puntate”.

Ad intervalli regolari, perciò, pubblicherò ad uno ad uno questi provvedimenti giudiziari, con un mio personale commento e con la possibilità – da parte di chi avrà la voglia o la pazienza di leggerli – di commentarli a sua volta.

Comincerò dalla vicenda di Fabio Salomone, di cui pubblico la “Sentenza della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura” n. 2/98 del 16 gennaio 1998 in cui si “dichiara il dr. Fabio Salamone responsabile della incolpazione ascrittogli al capo A – vale a dire responsabile del fatto che non si fosse astenuto dallo svolgere indagini su di me- e gli infligge la sanzione disciplinare dell’ammonimento-” (così testualmente il dispositivo).

Comincio da questo provvedimento perché riguarda proprio il magistrato della Procura della Repubblica di Brescia che indagò a ripetizione su di me formulando a mio carico una miriade di accuse, poi tutte smontate dai giudici “perché il fatto non sussiste”. Certo, alla fine ho avuto giustizia ma quelle accuse furono prese e rilanciate da altri che avevano interesse a costruirmi addosso una montagna di nefandezze che non avevo commesso, con lo scopo di non rendere credibile il lavoro che avevo fatto come magistrato e quindi – per una insana proprietà transitiva – irrilevanti le porcherie che avevo scoperto nei loro confronti.

Ebbene, credo proprio che poche persone abbiano mai saputo che il Dr. Fabio Salamone doveva astenersi dall’indagare su di me in quanto io in precedenza avevo effettuato rilevante attività di indagine a carico di suo fratello Filippo Salamone, successivamente incriminato ed arrestato in altra sede per gravi delitti. Per saperne di più sulle vicende di Filippo Salamone, basta cercare in Rete (leggi “Mafia e appalti, condanna definitiva per Filippo Salamone“). Trattasi di un imprenditore siciliano che venne individuato – anche nell’ambito dell’inchiesta Mani pulite – come uno dei terminali tra le imprese mafiose del Nord e la mafia. Infatti egli è stato alla fine condannato in via definitiva a 6 anni di carcere per concorso in associazione mafiosa (insieme a Lorenzo Panzavolta della Calcestruzzi Spa, figura di spicco nell’inchiesta Mani Pulite).

In questa sede, mi interessa però far rilevare il fatto che io ho denunciato al CSM il dr. Fabio Salamone dopo – e solo dopo – che le indagini sul mio conto si erano concluse. Non volevo che si pensasse che me la prendessi con lui per non volermi sottoporre alla Giustizia né che io volessi confondere e mischiare la sua storia personale di magistrato con quella di imprenditore cosìcosì di suo fratello Filippo. Queste cose le fa chi sa di non essere innocente.

Della storia che ho appena raccontato ne ho parlato una volta con un giornalista, Piero Colaprico, cosa che il dott. Fabio Salamone non ha gradito citandoci in giudizio entrambi per diffamazione.

Allego la sentenza numero 33125 del Tribunale di Roma che invece “rigetta la domanda” del dott Fabio Salamone in quanto “deve ritenersi, nel caso di specie, l’insussistenza di una responsabilità civile non ravvisandosi un contenuto diffamatorio punibile nelle affermazioni dell’intervistato”. Carta canta!



Capitolo 2: la questione Gorrini

In questi anni, molti si sono divertiti e molti hanno avuto interesse a criminalizzarmi a seguito di un’inchiesta svolta nei miei confronti nel 1995 dai magistrati di Brescia (specie il dr. Salamone di cui ho parlato nel primo capitolo) e riguardante i miei rapporti con il dr. Gorrini, avvenuti oramai oltre 20 anni addietro. Secondo l’accusa, io avrei preteso da Gorrini:



-Un prestito di 100 milioni senza interessi;

-la cessione gratuita di un’autovettura Mercedes;

-l’affidamento a mia moglie (che fa l’avvocato) di cause della Maa assicurazione riguardante sinistri stradali;

-il ripianamento dei debiti contratti alle corse dei cavalli da Eleuterio Rea, persona che avrei pure favorito all’epoca in cui divenne capo dei Vigili di Milano;



In tutti questi anni, le suddette accuse mi sono state rinfacciate in ogni occasione, come se avessi davvero commesso i reati in questione. Anzi tutti oramai le danno per acquisite.

Ebbene, pubblico la sentenza di primo grado n. 189 del 29.03.96 del GIP di Brescia (allego il documento integrale diviso in pagine: indice – 1-20 – 21-41 – 42-62 – 63-83 – 84-104 – 105-134, in cui – dopo una meticolosa ricostruzione di tutti gli avvenimenti in ben 132 pagine fitte fitte di motivazione – il giudice così conclude : “dichiaro non luogo a procedere nei confronti di Di Pietro Antonio in ordine ai reati ascritti perché i fatti non sussistono”. Per intenderci, le accuse sopra menzionate – e di cui giornalisti prezzolati e politici interessati si sono riempiti la bocca in tutti questi anni per denigrarmi – semplicemente “non sussistono”. Come a dire che – se fossi stato accusato di omicidio – il morto sarebbe in realtà vivo.

Non basta. Anche la Corte di Appello di Brescia, investita della questione dalla Procura, ha confermato senza riserve la sentenza del GIP. Pubblico la sentenza d’Appello n. 829/97 del 9 luglio 1997 della Corte di Appello di Brescia (allego il documento integrale diviso in pagine: indice – 1-20 – 21-31 – 32-42 – 43-53 – 54-64 – 65-75 – 76-86 – 87-97 – 98-107, anch’essa preceduta da una motivazione di oltre 100 pagine.

Per una più comoda lettura, invito a seguire gli appositi indici, sia della sentenza di primo grado che della sentenza d’appello dei rispettivi quel documenti.

A questo punto, vi chiederete: ma perché allora Gorrini ha accusato ingiustamente Di Pietro? Se lo è chiesto anche il Giudice ed al riguardo ha scritto l’apposito capitolo 9°, significativamente intitolato “le reticenze, gli interessi, i legami di Gorrini”. Sono ben 29 pagine di “cruda verità” (da pag. 71 a pag. 99 della prima sentenza), finora sostanzialmente inedite, che da sole dovrebbero bastare per far capire (a chi ne ha voglia ed è scevro da preconcetti di qualsiasi natura) che cosa all’epoca è stato messo in piedi – e chi lo ha fatto e perché – per fermare Mani Pulite.

Sull’analisi di queste 29 pagine di motivazione giudiziaria tornerò a parlare in uno dei prossimi capitoli di questa storia a puntate. Per ora mi basta segnalare il seguente passo della sentenza del GIP: “…scaturisce il fondato sospetto che lo stesso (Gorrini) abbia volutamente alterato i contenuti reali dei rapporti con Di Pietro, strumentalizzandoli per interessi propri e di altri personaggi inquisiti dall’ex magistrato che finalmente potevano vedere nella vesta di accusato il loro acerrimo accusatore…” (vedi pag. 84 sentenza primo grado).

Già, ma chi sarebbero questi altri personaggi? Si legge a pag. 72 della stessa sentenza: “…Gorrini…si era presentato dopo essersi rivolto nel settembre 94 a Berlusconi Paolo, imputato in vari procedimenti della c.d. Tangentopoli promossi da Di Pietro e dal Pool Mani Pulite, al Berlusconi avendo fornito copia di un promemoria datato 4.10.1994, contenente le accuse…(a Di Pietro)”.

Si legge, inoltre, a pag. 89 sempre della stessa sentenza: “…Il Gorrini ha narrato che aveva contattato Berlusconi e Cusani (quello del processo Enimont) indicati come “i due marpioni là” onde “far loro presente in quale situazione loro mi avevano coinvolto…”.

Insomma, risulta per tabulas che Gorrini, prima di recarsi dagli inquirenti a raccontare una vicenda non vera, aveva in qualche modo concordato la storia con Paolo Berlusconi. Allora è forse il caso di ritornare al tipo di indagini di cui mi stavo occupando nella rovente estate del ‘94. Avevo da poco chiesto l’arresto di Paolo Berlusconi per la vicenda delle tangenti alla Guardia di Finanza…il fratello Silvio (che poi sarà inquisito pure lui per gli stessi fatti) era Capo del Governo e promulgò il decreto Biondi con cui venivano fermate le nostre indagini…io e gli altri del Pool ci appellammo al paese…nel frattempo dalla Svizzera stavano arrivando rogatorie compromettenti… proprio il giorno in cui Gorrini datava il suo promemoria accusatorio per Paolo Berlusconi, io presentavo all’udienza del processo Enimont le carte che mi erano arrivate dai colleghi Svizzeri sul conto All Iberian (che, per chi non lo ricorda, era il conto estero su cui transitò il denaro dal Gruppo Berlusconi a Craxi, anche in relazione alla vicenda per cui poi furono condannati Previti e Squillante).

Ma per oggi fermiamoci qui. La storia è troppo lunga per raccontarla in una sola volta.

http://www.antoniodipietro.it/2008/08/la-mia-storia-attraverso-le-se



antonio di pietro E mo basta

Questa mattina ho appreso, leggendo la solita ‘Unità’ e facendo finta di ascoltare il solito TG4, che avrei lasciato al proprio destino l’Italia dei Valori per fondare un nuovo partito, di cui addirittura avrei già pronto il simbolo di colore viola che racchiude semplicemente la parola “Basta”.
Ovviamente io non ne so nulla, come non sapevo nulla delle 56 case che di recente mi hanno falsamente attribuito, pur di farmi passare per palazzinaro. Ma una cosa è vera, anzi due: sto diventando davvero “viola” di rabbia per le continue falsità e calunnie che mi vengono riversate addosso. Soprattutto mi viene davvero voglia di urlare una volta per tutte: “E mo’ basta con tutte queste sciocchezze!”.
Sono ben conscio che i signori della disinformazione e del killeraggio politico si devono liberare dell’Italia dei Valori prima delle prossime elezioni nazionali. Il motivo è semplice e banale: sanno che non siamo disponibili a squallidi inciuci e compromessi inaccettabili e quindi vorrebbero semplicemente evitare che IdV possa tornare ancora una volta in Parlamento. Addirittura stanno arzigogolando una nuova legge elettorale, cucita a misura solo per evitare che IdV, e solo IdV, possa raggiungere il quorum.
La lotta politica mi sta bene, a patto però che essa venga giocata senza colpi proibiti e senza trucchi, tipo quest’ultima boiata informativa secondo cui io starei sciogliendo il partito: “ballon d’essai” lanciato appositamente per indurre i simpatizzanti, dirigenti e quadri operativi del partito a sciogliere le righe e andare tutti a casa.
Questa non è lotta politica. E’ premeditato omicidio politico e, cioè, esattamente ciò che avevo denunciato anche giorni addietro in una mia accorata intervista su “Il Fatto quotidiano”, allorché dissi che alcune mirate calunnie stavano facendo morire il partito.
L’Italia dei Valori è una formazione politica scomoda alle politiche dell’inciucio, finora portate avanti a destra e a sinistra, e quindi un nostro forte successo elettorale e la conseguente massiccia nostra presenza in Parlamento, nella prossima legislatura, impedirebbero al centrosinistra di fare alleanze con chi ha fatto comunella in tutti questi anni, prima con il Governo Berlusconi e ora con il Governo Monti (parlo dell’UDC se non si è capito, la cui mission è stare al governo, non importa se con la destra o con la sinistra purché ci sia una poltrona da spartire).
In questi ultimi tempi, poi, IdV, grazie alla sua forte opposizione in Parlamento, ha svelato agli italiani la “furbata” della finta legge anticorruzione, ha denunciato il tentativo di intorpidire il corso del processo, in svolgimento a Palermo, sulle cosiddetta trattativa Stato – Mafia. Inoltre, stiamo raccogliendo le firme per due referendum contro la Casta, abolizione dei finanziamenti pubblici e abolizione delle indennità parlamentari, e per altri due referendum a favore dei lavoratori: reintegro al loro posto dei lavoratori licenziati ingiustamente e salvaguardia del contratto collettivo nazionale. Insomma, l’IdV si è messa contro il sistema piduista dei poteri forti e della disinformazione organizzata che vuole far credere che in Italia tutto sta andando per il meglio e che, se qualcuno si lamenta, è colpa sua (ricordate la Fornero quando ha detto che la mancanza di lavoro è dovuta soprattutto ai nostri giovani che fanno troppo gli schizzinosi?).
E allora, metto, ancora una volta, qui nero su bianco, ciò che farò io e che farà l’Italia dei Valori nel prossimo futuro. Niente di nuovo, sto solo ripetendo quel che l’Esecutivo nazionale IDV prima, e l’Ufficio di Presidenza poi, hanno unanimemente già approvato:
vogliamo contribuire alla costruzione di una coalizione, avente alla base un programma di governo totalmente agli antipodi di quello berlusconiano, che ha usato le istituzioni solo per farsi i fatti e gli affari propri, e anche alternativo al Governo Monti, le cui politiche riteniamo essere state inique e fortemente penalizzanti per la classe sociale più debole e più onesta del Paese;
per questa ragione, e proprio in ossequio alle predette deliberazioni assunte dai massimi organi collegiali IdV, avevo scritto nei giorni scorsi una lettera aperta ai segretari politici del centrosinistra per offrire la disponibilità di IdV ad aprire un dialogo politico con essi, al fine di verificare la fattibilità di un comune programma di governo, anche in considerazione del fatto che, dopo la rinuncia di Berlusconi a candidarsi nuovamente a premier, c’era e c’è il rischio che tutto il centrodestra si ricompatti e finisca per vincere, nuovamente, le elezioni. Non vogliamo che si ripetano gli errori commessi ai tempi della “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto in cui il centrosinistra era sicuro di vincere e poi perse miseramente;
a livello nazionale, ad oggi, non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla nostra proposta ma è nostra intenzione aspettare fino alla fine delle Primarie di PD, SEL e PSI, dato che al loro interno vi sono vistose divergenze sul futuro politico e programmatico che intendono portare avanti. Sia ben chiaro, però, che accordi di coalizione con noi vi potranno essere solo su base programmatica, come ad esempio: l’accettazione degli obiettivi dei nostri quesiti referendari, il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, una più equa ripartizione del carico fiscale, una maggiore attenzione al mondo del lavoro e, più in generale, una dichiarata esplicita discontinuità dalle attuali politiche del Governo Monti. Questo esecutivo, infatti, sta andando avanti solo a colpi di fiducia in Parlamento, in quanto nessuna forza politica approverebbe, nel merito, gli iniqui provvedimenti che sta emanando, tipo il “patto di stabilità” attualmente in discussione;
a livello territoriale, invece, i presupposti per coalizioni vincenti e convincenti già sono presenti in molti casi e cominciano a realizzarsi anche in relazione alle scadenze elettorali prossime future. Mi riferisco, soprattutto, alle imminenti elezioni regionali del Lazio, della Lombardia e del Molise, ove IdV, salvo ripensamenti dell’ultimo momento dei nostri alleati, ha già raggiunto accordi e sarà presente all’interno di coalizioni di centrosinistra proprio sulla falsariga della foto di Vasto, nonostante quello che dicono i vari detrattori o finti tali.
in ogni caso, IdV sarà presente alle prossime elezioni politiche nazionali – sola o ben accompagnata, lo valuteremo cammin facendo – per continuare ad essere un punto di riferimento di chi non vuole rassegnarsi al Governo dei banchieri e dei poteri forti. Quelli, cioè, che tutto controllano e tutto influenzano solo a esclusivo loro uso e piacimento, trasformando i diritti in piaceri e i cittadini in sudditi;
la scelta dei nostri candidati alle prossime elezioni avverrà con modalità ancora più stringenti rispetto al passato (anche se abbiamo sempre chiesto certificato penale senza carchi pendenti) per evitare infiltrazioni di persone indesiderate e/o inqualificabili: metteremo in rete i loro curricula alcune settimane prima della scadenza delle candidature, alla stregua delle “pubblicazioni di matrimonio”, in modo che i cittadini e gli elettori possano aiutarci a sceglierli bene, valutando la loro idoneità politica e morale all’incarico a cui aspirano;
Io e Beppe Grillo, in questi giorni, non ci siamo nemmeno sentiti ma immagino che pure lui si stia facendo un sacco di risate leggendo e sentendo le mille ricostruzioni fantasiose circa il nostro comune futuro politico (che ad oggi non abbiamo nemmeno ideato o programmato, ma di cui leggiamo ampie immaginifiche ricostruzioni da parte di variegati commentatori politici) e, soprattutto, percependo le paure che una tale eventualità incute al sottobosco della politica tradizionale;
quanto ai rapporti con i militanti e gli attivisti del Movimento 5 Stelle, rispettiamo il loro impegno civile e apprezziamo la loro tenacia nel cercare di cambiare il volto e gli obiettivi della politica nel nostro Paese. Prima di loro, ci abbiamo provato noi dell’IdV, ci stiano provando e vogliamo ancora provarci. Il successo di M5S, anche maggiore rispetto al nostro, non ci infastidisce affatto. Anzi ci stimola a migliorare, soprattutto con riferimento alle modalità di ricerca e selezione della classe dirigente, e a trovare sinergie in battaglie comuni;
per quanto mi riguarda, rimarrò alla guida di IdV fino a quando Dio e i nostri iscritti e militanti lo vorranno!
Ad maiora!

Nessun commento:

Posta un commento