martedì 20 novembre 2012

Il giallo del ragioniere di Berlusconi rapito in casa per una notte, 6 arresti


Chi è Spinelli: l'uomo di Berlusconi che pagava le olgettine



Vittima di un sequestro lampo insieme alla moglie. Portò ad Arcore 20 milioni di euro.

Sequestrato per una notte, insieme alla moglie, per proporgli l’acquisto di documenti scottanti che avrebbero aiutato Berlusconi nel processo sul lodo Mondadori. Di Giuseppe Spinelli, vittima del drammatico episodio, si sa per certo che è un uomo molto vicino al Cavaliere. 
71 anni, è considerato il “tesoriere” di Berlusconi, ma è stato anche per anni consulente dell’ex moglie Veronica Lario.

Il suo nome è diventato noto ai più nell’ambito dell’inchiesta su Ruby, e in particolare per il suo ruolo di pagatore delle olgettine, le ragazze - residenti in via Olgettina - ospiti delle serate di Arcore. 

La perquisizione e la “tutela” di Berlusconi

Famoso l'episodio in cui, la mattina del 14 gennaio 2011, i pm che indagano sul caso Ruby si presentarono alla porta dei suoi uffici milanesi per perquisirli, e si sentirono rispondere che non potevano farlo perchè lo studio aveva la tutela della segreteria politica di Berlusconi.


Portò ad Arcore 20 milioni di euro

Sempre Spinelli avrebbe dato, ha dichiarato lui stesso ai magistrati, almeno 8.500 euro in due tranche a Ruby. Di più. Ha spiegato di aver portato ad Arcore tra il 2009 e il 2010 circa 20 milioni di euro.
“Berlusconi mi chiedeva contante da portare nelle casse di Arcore”: ha detto. “Facevo tutto su sua disposizione, non ho mai preso una mia iniziativa. Abbiamo aiutato e stiamo aiutando tante persone”. 


Ultimo aggiornamento: 19/11/12

 




Sequestro lampo e ricatto per Spinelli,
il “cassiere” di Berlusconi: sei arresti


I malviventi hanno trattenuto 
l’uomo e la moglie in casa a Milano 
per diverse ore: «Abbiamo un 
dossier che potrebbe ribaltare 
l’esito del Lodo Mondadori»
PAOLO COLONNELLO
MILANO

Un’esca ghiottissima, quasi irresistibile: un dossier contro il nemico storico del Cavaliere, Carlo De Benedetti, documenti sul “Lodo Mondadori” e schede su magistrati. In cambio 35 milioni di euro. E’ stata questa “l’ideona” di una banda formata da tre italiani e tre albanesi, capeggiata da un ex pentito barese, per ottenere soldi da Silvio Berlusconi organizzando il sequestro lampo del suo ragioniere di fiducia, Giuseppe Spinelli, l’uomo che fino a qualche mese fa aveva il compito di “saldare” i capricci delle “Olgettine” e pagare loro il mensile deciso dal Cavaliere, così come emerso dall’inchiesta e dal processo “Ruby”. I 6 uomini, evidentemente molto appassionati di cronache giudiziarie, sono  stati tutti arrestati questa notte e all’alba. Si tratta di Francesco Leone, 51 anni, barese, considerato il capo, un lungo curriculum giudiziario, specializzato proprio in sequestri lampo a scopo di estorsione e rapina. Dal ’90 al ’96 è stato un “collaborante” di giustizia. Poi, una volta uscito dal programma di protezione è tornato alla vecchia attività di sempre; Pierluigi Tranquilli, incensurato, commerciante di vini di Orvieto,molto legato a Leone; Alessio Maier, comasco, precedenti per traffico di autovetture rubate. Quindi, i tre albanesi, tutti personaggi pericolosi: Tanko Ilirjan, residente ad Asolo, Anuta Marjus, residente a Follonica e Tanko Laurenc, residente a Castelfranco Veneto nonché già ricercato per rapina. Lo hanno arrestato nella casa della sorella a Brescia. Tutti e tre hanno precedenti per rapine ed estorsione.  

Le cose sarebbero andate così. La sera del 15 ottobre scorso, il ragionier Spinelli, tornato a casa un po’ più tardi del solito, verso le 22, ha trovato ad attenderlo sul pianerottolo di casa due uomini armati di pistola che dopo averlo minacciato lo hanno spinto all’interno del suo appartamento a Bresso, dove da anni il ragioniere, custode dei segreti contabili di Berlusconi, vive con la moglie Anna. La coppia è stata immobilizzata sul divano in attesa dell’arrivo del “capo”, l’ex pentito barese Francesco Leone, che si è presentato nel cuore della notte con un singolare paio di scarpe da ginnastica rosse, dettaglio che si è rivelato in seguito fatale per la banda di sequestratori. 

La trattativa è veloce: la banda vuole soldi da Berlusconi in cambio di materiale informatico che a loro dire sarebbe in grado di ribaltare la sentenza sul Lodo Mondadori (costata in sede civile a Mediaset mezzo miliardo di euro), dossier su alcuni magistrati, su Carlo De Benedetti, su Gianfranco Fini. Insomma, un minestrone di veleni pronto da mangiare e servire caldo e fumante al Cavaliere. Spinelli avrebbe atteso fino alle 9 per chiamare Berlusconi e solo a quel punto i banditi, dopo aver dichiarato di volere in cambio 35 milioni, se ne sarebbero andati, con la minaccia di tornare se le loro richieste non fossero state esaudite.  

A questo punto sarebbe intervenuta la scorta di Berlusconi che invece di allertare immediatamente la magistratura, su ordine di Berlusconi, avrebbe portato la coppia Spinelli in una località segreta. Soltanto il pomeriggio del giorno dopo, il 17 ottobre, gli avvocati Ghedini e Longo avrebbero avvisato il procuratore aggiunto Ilda Boccassini e il 18 la coppia Spinelli si è fatta interrogare. A questo punto il magistrato, insieme alla squadra mobile e alla polizia giudiziaria del palazzaccio, lavorando sui dettagli della notte del sequestro rimasti impressi alla coppia Spinelli e visionando i filmati delle telecamere della zona intorno all’abitazione della coppia, è riuscita in capo ad un mese ad individuare e far arrestare la banda di ricattatori. Che, si è scoperto grazie alle intercettazioni telefoniche, stava cercando di recuperare altri milioni di euro, di provenienza ancora oscura.


Il giallo del ragioniere di Berlusconi
rapito in casa per una notte, 6 arresti

Il 15 ottobre Spinelli bloccato in casa da uomini armati che chiedono 35 milioni in cambio
di documenti sul Lodo Mondadori. Un mese dopo sono scattate le manette per i responsabili
del rapimento, mentre nell'atto d'accusa del pm emerge l'ipotesi di un riscatto da 8 milioni
De Benedetti: "Ridicola l'ipotesi che esistano carte per capovolgere la sentenza Mondadori"

di PIERO COLAPRICO




Un sequestro-lampo ha lasciato per una notte intera Giuseppe Spinelli, il ragioniere di Berlusconi, nelle mani di banditi armati e mascherati. L'hanno liberato solo dopo una telefonata di prima mattina all'ex premier. Un'indagine-lampo è stata la risposta a questo attacco anomalo, dai contorni ancora oscuri. Gli arrestati sono sei: Francesco Leone, ex pentito pugliese di 51 anni, specializzato in questo genere di reati, arrestato a Paliano (Frosinone), Pierluigi Tranquilli, di 34 anni, residente a Olevano Romano (Roma), pregiudicato, e Alessio Maier, di 46 anni, residente a Malnate (Varese), anche lui con precedenti. Oltre a questi 3, ritenuti gli organizzatori e gli ideatori del sequestro, ci sono 3 albanesi pregiudicati di 33, 28 e 39 anni. Gli arrestati saranno interrogati mercoledì.



Secondo la ricostruzione di Alessandro Giuliano  Marco rispettivamente capo della squadra mobile e funzionario capo della polizia giudiziaria di Milano, lunedì 15 ottobre, come spesso capita di lunedì, giorno di pagamenti a 'Olgettine' e altri, di prelievi in contanti e di gestione dei conti delle dimore berlusconiane, Spinelli torna a casa sua più tardi del solito. Appena esce dall'ascensore e suona alla porta, viene aggredito da un paio di uomini. Hanno le pistole in pugno, lo spingono dentro l'appartamento, immobilizzano la moglie e li costringono a stare su un divano, in attesa del capo, che arriva nel cuore della notte. 



Che cosa vogliono? Soldi da parte di Berlusconi. In cambio offrono del materiale informatico che riguarda il Lodo Mondadori, mostrano su un foglio di carta a Spinelli nomi di magistrati, parlano di Gianfranco Fini come di un uomo disposto a trafficare con la magistratura per rovinare Berlusconi. Spinelli in effetti chiama, parla con Berlusconi, i banditi se ne vanno. Vogliono una cifra altissima, sui 35 milioni di euro.



Subito dopo il sequestro, Giuseppe Spinelli, come emerge dalla sua deposizione e da quella della moglie, si reca a casa di Berlusconi. "Io mi spesi molto con il Cavaliere - ha aggiunto sempre ai pm Spinelli - dicendo che si doveva fidare di me, che quello che avevo visto era valido e che conveniva pagare  per ottenere questo filmato". A quel punto, Berlusconi fa intervenire la sua scorta: Spinelli e la moglie vengono portati in località segreta. Scorre martedì 16 ottobre, il giorno dopo lo studio Ghedini-Longo avvisa la Procura milanese e interviene Ilda Boccassini, con interrogatori delle vittime e indagini sul territorio. Un mese dopo, gli arresti.



E' stato un dettaglio quasi da romanzo, le scarpe da ginnastica rosse (del Milan) del capo, a imprimere una svolta alle indagini. Nel senso che tutti erano mascherati, ma interrogati dal procuratore aggiunto antimafia Boccassini, Giuseppe Spinelli e sua moglie Anna, hanno raccontato di aver visto soltanto queste scarpe rosse. E che nei giorni precedenti avevano notato 'movimenti' di estranei intorno alla casa, e anche all'interno del palazzo, circostanza notata anche da altri inquilini.



Pochi dettagli, ma grazie alle telecamere di sicurezza, la polizia giudiziaria del palazzo di giustizia e la squadra mobile hanno trovato sia un numero di targa, sia un'impronta digitale. E da lì si è snodato il filo, ancora ingarbugliato, di questo sequestro anomalo, organizzato dall'ex pentito barese, affiliato al clan Parisi, Francesco Leone. E' lui che offre materiale informatico che riguarda anche Carlo De Benedetti e il Lodo Mondadori. Spinelli, minacciato, aveva il compito di spiegare a Berlusconi perché quel materiale potesse essere importante. Berlusconi e l'avvocato Ghedini avevano però preso tempo e, intanto, le intercettazioni telefoniche hanno svelato che la banda stava cercando di recuperare altri milioni di euro, di provenienza ancora oscura.



Nella sua deposizione agli inquirenti Spinelli ha detto di aver visto i documenti in possesso dei sequestratori, ma al momento di questi non ci sono tracce. Insieme agli arresti, proprio per cercare ulteriori prove, sono scattate numerose perquisizioni. 



C'è anche l'ipotesi riscatto tra quelle al vaglio della Procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta. Riferendosi a una "grossa somma di denaro" che sarebbe attorno agli 8 milioni della quale parlano Leone e Maier al telefono, il pm - è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare - "ipotizza che possa trattarsi di una parte del riscatto che potrebbe essere stato pagato in un momento successivo al rilascio degli ostaggi". Il gip, tuttavia, invita alla cautela: "una ricostruzione possibile, come è anche possibile che il denaro sia riconducibile ad altri affari illeciti di Francesco Leone, che non è nuovo alla commissione di reati come quello per cui si procede".



E tornando alle cronache di quei due giorni, L'Huffington Post ricorda una vicenda che alla luce di quanto scoperto oggi fa sorgere il dubbio su un possibile ruolo di Berlusconi nelle ore immediatamente successive al sequestro. Il 17 ottobre, prima della segnalazione alla Procura di quanto avvenuto, Silvio Berlusconi annullò impegni importanti, come un pranzo con Mario Monti e un appuntamento del Partito popolare europeo a Bucarest. La motivazione ufficiale: un improvviso attacco influenzale.



Sulla vicenda Spinelli interviene anche Carlo De Benedetti:  "Ritengo assolutamente ridicola

l'ipotesi dell'esistenza di carte che possano ribaltare la sentenza del Lodo Mondadori". Queste le parole del presidente onorario di Cir, che ha risposto ai cronisti a Milano a margine della presentazione del libro di Bruno Tabacci 'Il pensiero libero'. "Si tratta con ogni evidenza - ha proseguito De Benedetti - di criminalità, una materia di cui si deve occupare la giustizia e mi pare che gli inquirenti lo stiano facendo".
(19 novembre 2012)

IL GIALLO - UNO DEGLI ARRESTATI AVEVA GIÀ ORDINATO UNA FERRARI

Spinelli ai pm: «Dopo andai da Berlusconi» Ipotesi riscatto da 8 milioni di euro

I sei arrestati avevano tra le mani una «grossa somma». Il gip invita alla cautela. Gli impegni annullati dell'ex premier 


MILANO - Il 16 ottobre, subito dopo il sequestro, Giuseppe Spinelli, come emerge dalla sua deposizione e da quella della moglie, si recò a casa di Berlusconi. Da Arcore rincasò verso le 15. «Ho riferito a mia moglie» - ha detto ai pm - che «per ragioni di sicurezza» bisognava «dormire altrove». Quando i pm gli hanno chiesto se poi fosse o meno arrivata una telefonata da parte dei suoi sequestratori, Spinelli ha risposto: «Certo, nei termini che ora riferirò». «Dopo che ho raccontato i fatti al presidente Berlusconi, costui mi ha detto che dovevo necessariamente per ragioni di sicurezza dormire altrove, cosa che si è verificata (...). Quindi, quando sono tornato a casa l'ho riferito a mia moglie, lei ha cominciato a fare le valigie e in quel frangente, verso le 15, è arrivata sull'utenza fissa di casa una telefonata. Sicuramente non era uno dei tre sequestratori, perché ho avuto tante ore per imprimermi la loro tonalità di voce». Il ragioniere ha quindi ricordato che «questa persona mi ha subito chiamato Giuseppe e mi ha chiesto cosa si fosse deciso a riguardo alla proposta che avevano fatto. Io ho risposto - continua il verbale - che in quei termini non era accettabile, che avevo cercato di convincere Berlusconi che voleva vedere però i filmati e fare una cosa più trasparente». 

IL FILMATO SU FINI - Spinelli ha detto ai pm che tra il «materiale di scambio» offerto dai sequestratori c'era un video in cui il presidente della Camera Gianfranco Fini sarebbe stato ripreso mentre parlava con i tre giudici della corte d'appello di Milano che hanno trattato la causa del Lodo Mondadori. Fini nel filmato avrebbe chiesto aiuto ai giudici «per mettere in difficoltà Berlusconi». Secondo i rapitori, per questo filmato Berlusconi «sarebbe stato grato per tutta la vita». Il video è stato offerto dai rapitori a Berlusconi, assieme ad altri documenti, per 35 milioni di euro. Questo cd non è mai stato trovato dagli inquirenti. «Anche se non fa ridere, è una barzelletta», è stato il commento di Fini, affidato al profilo Twitter del suo portavoce Fabrizio Alfano.

LA TELEFONATA AD ARCORE - Giuseppe Spinelli la mattina del 16 ottobre, presenti nella sua casa i sequestratori, chiamò Silvio Berlusconi ad Arcore. «La prima telefonata - ha raccontato ai pm - l'ho fatta alle 7.30, ma era troppo presto, mi ha risposto la guardia e mi ha detto di chiamare dopo le 8.10». Riuscito più tardi a parlare con l'ex premier, Spinelli gli parlò del filmato e della richiesta di denaro: «Io mi spesi molto con il Cavaliere Berlusconi dicendo che si doveva fidare di me, che quello che avevo visto era valido e che conveniva pagare per ottenere questo filmato», ha riferito Spinelli. «Dissi a Berlusconi che i 35 milioni richiesti erano il 6% di 560 milioni di euro», ha aggiunto (560 milioni è la somma che la corte d'Appello di Milano ha fissato come risarcimento da Berlusconi a De Benedetti nella causa sul lodo Mondadori). «Berlusconi - ha proseguito Spinelli - disse che a questo punto non sarebbe più partito per Roma, cosa prevista proprio per la mattina del martedì, che mi avrebbe aspettato lì ad Arcore con il filmato». «Naturalmente - spiega ancora il ragioniere - gli aggressori, che sentivano quello che diceva Berlusconi, mi facevano cenno con la mano di no e cercai ancora di convincere il Cavaliere che conveniva pagare per ottenere questo filmato». Secondo Spinelli però, «evidentemente» l'ex premier «che mi conosce da una vita e sa che io non mi permetto mai di insistere più di tanto, ha avuto qualche perplessità, tant'è che disse "Le faccio telefonare dall'avvocato Ghedini" e la telefonata finì lì».
GLI IMPEGNI ANNULLATI DI BERLUSCONI - Quel giorno e il giorno seguente Silvio Berlusconi a causa, è stato detto, di problemi di salute, saltò in effetti due importanti impegni ufficiali. Il primo è un pranzo con il premier Mario Monti, previsto a Roma appunto per il 16 ottobre (il giorno della conclusione del sequestro Spinelli), saltato a causa di una indisposizione del Cavaliere. Il secondo forfait fu legato ad un impegno all'estero dell'ex premier, previsto per il 17 ottobre: il congresso del Ppe a Bucarest. Alle polemiche il leader del Pdl Angelino Alfano aveva replicato: «Consiglierei una lettura molto democratica. L'influenza è una cosa che colpisce tutti e in questa fase anche lui».
LA CONTRATTAZIONE - Spinelli parlò poi al telefono con Ghedini. Il legale ha raccontato di aver detto a Spinelli, a proposito della proposta fatta dai rapitori: «Guardi, possiamo anche parlarne, possiamo anche decidere di pagare, però lei deve venire ad Arcore e portare copie dei documenti». Il ragioniere secondo la ricostruzione dell'avvocato, in quel momento gli ha risposto di non potersi muovere. «Gli ho risposto: "Se noi non vediamo i documenti non paghiamo una lira". E così li ho convinti a liberarli», ha riferito Ghedini. «In realtà non avevano in mano nulla», ha aggiunto. Subito dopo il sequestro, Giuseppe Spinelli, come emerge dalla sua deposizione e da quella della moglie, si recò a casa di Berlusconi. Da Arcore rincasò verso le 15. «Ho riferito a mia moglie» - ha detto ai pm - che «per ragioni di sicurezza» bisognava «dormire altrove».
IPOTESI RISCATTO - C'è anche l'ipotesi riscatto tra quelle al vaglio della procura di Milano nell'ambito dell'inchiesta, che ha portato all'arresto di sei persone. Facendo riferimento a una «grossa somma di denaro», il pm «ipotizza che possa trattarsi di una parte del riscatto che potrebbe essere stato pagato in un momento successivo al rilascio degli ostaggi ma non monitorato»: così si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. Il gip Paola Di Lorenzo, tuttavia, invita alla cautela: «una ricostruzione possibile, come è anche possibile che il denaro sia riconducibile ad altri affari illeciti di Francesco Leone (il capobanda, ndr) che non è nuovo alla commissione di reati come quello per cui si procede». Che i soldi fossero tanti è certo: per esempio risulta che Tranquilli, uno degli arrestati, «abbia di recente ordinato una Ferrari 458 Spider, verosimilmente contando di avere a breve la disponibilità di un ingente somma di denaro».
8 MILIONI DI EURO - La «grossa somma di denaro» in questione sarebbe di 8 milioni di euro. In una telefonata tra due indagati, Maier e Leone, si fa riferimento a questi 8 milioni e parlando tra loro, intercettati, i due pianificano come poterli portare in Svizzera dopo averli prelevati dalle cassette di sicurezza. Maier: «Se loro li fermano e dicono "ma..." e aprono e fanno la perquisizione, allora dico "eccoli qua che ci stanno aspettando", allora vuol dire che me li riporto a casa, capito?». Leone: «Quindi loro con una busta vuota, va l'altro con la busta vuota e tu con tutte e due le buste, quella del Credito Valtellinese e quella di Buguggiate, giusto?».
LE CASSETTE DI SICUREZZA - I malviventi avevano appena acceso tre cassette di sicurezza: una presso il Credito Valtellinese e le altre due presso la Banca di Credito Cooperativo di Busto Garolfo e Buguggiate. «L'accensione delle tre cassette di sicurezza pare proprio collegata con il sequestro dei coniugi Spinelli», scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare. «Gli stessi indagati paiono attribuire estrema importanza la contenuto delle cassette, tanto da volerne trasferire il contenuto in Svizzera per evitare "ingerenze" delle forze dell'ordine», aggiunge il gip. «I due convengono di riprovare a ritirare il denaro lunedì prossimo (19 novembre, ndr)», scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare citando la conversazione intercettata. «Io lunedì mattina appena apre vado a Buguggiate, faccio l'operazione, vado a Varese, metto tutto in sicurezza a casa, punto e siamo a cavallo» sono le parole che Maier dice al capo della banca Francesco Leone.
L'ARRESTO - A mandare a monte il piano sono stati gli agenti della Questura di Milano che, coordinati dalla Dda, la mattina del 19 novembre hanno stretto le manette ai polsi dei sei presunti responsabili. Un primo tentativo di ritirare il denaro era sfumato il 15 novembre, quando i malviventi erano andati nelle filiale della Banca di Credito Cooperativo di Buguggiate «chiusa per rapina» e al Credito Valtellinese dove l'accesso al locale in cui sono custodite le cassette di sicurezza è inibito per un non meglio precisato «incidente». Erano tutti stratagemmi della polizia per impedire di arrivare al denaro, hanno spiegato gli investigatori.
BRUTI LIBERATI - «Al momento quel che è certo è che la Procura ha contestato il reato di sequestro a scopo di estorsione», ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Milano Edmondo Bruti Liberati. Bruti, rispondendo alla domanda se gli inquirenti ipotizzassero anche un pagamento del riscatto, ha risposto che «le ipotesi al vaglio sono tante - ha ribadito -, indaghiamo a 360 gradi e le indagini sono in corso, per ora sappiamo che è stato un sequestro a scopo di estorsione».
DE BENEDETTI - «Ritengo assolutamente ridicola l'ipotesi dell'esistenza di carte che possano ribaltare la sentenza del Lodo Mondadori», ha affermato Carlo De Benedetti, presidente onorario di Cir. «Si tratta con ogni evidenza - prosegue - di criminalità, una materia di cui si deve occupare la giustizia e mi pare che gli inquirenti lo stiano facendo».
Redazione Milano online19 novembre 2012 | 20:49

Il sequestro di Spinelli: il mistero delle 36 ore. Berlusconi ha avuto un ruolo dopo il rilascio del ragioniere? Perchè saltò un pranzo con Monti? Otto milioni di riscatto?(FOTO)

Giuliano

L'Huffington Post  


Incrociando le immagini delle telecamere e dei tabulati telefonici, gli inquirenti sono riusciti a ricostruire le attività ed i movimenti dei sei componenti della banda (tre italiani, tre albanesi: guarda le foto in fondo alla pagina) che il 15 ottobre ha sequestrato a Bresso (Monza) il ragioniere Giuseppe Spinelli, tesoriere di Silvio Berlusconi, e sua moglie, e ad arrestarli.
E' ancora da ricostruire, invece, con esattezza:
1) cosa avviene per undici ore in casa di Spinelli, mentre il ragioniere e la moglie sono in balia dei banditi;
2)cosa avviene nelle trentasei ore che vanno dalla mattina del 16 ottobre, quando i sequestratori lasciano casa Spinelli e il pomeriggio del 17 ottobre, quando gli avvocati di Berlusconi, Niccolò Ghedini e Piero Longo, segnalano al Procuratore della Repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati, il sequestro.
Il punto intanto è: perché passa così tanto tempo prima che gli avvocati di Berlusconi decidano di inoltrare la denuncia?

Ne consegue una serie di dubbi: Berlusconi ha un ruolo ( e quanto attivo) nelle trentasei ore successive al rilascio di Spinelli? Incontra il suo cassiere? Lo ospita ( e dove) , dal momento che è stata la sua scorta a prelevarlo da casa sua? Cosa si dicono? Quando intervengono gli avvocati Ghedini e Longo?

C'è anche l'ipotesi di un riscatto pagato, tra quelle al vaglio della procura di Milano che indaga sul sequestro-lampo del ragioniere. Nell'ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei sei arrestati, il Gip scrive che il pm ipotizza circa "lo spostamento di denaro da una cassetta di sicurezza di uno degli arrestati in una banca svizzera" che "possa trattarsi di una parte del riscatto che potrebbe essere stato pagato in un momento successivo al rilascio degli ostaggi ma non monitorato". La somma non è minima: si parla di otto milioni di euro. Il Gip, tuttavia, invita alla cautela: "una ricostruzione possibile, come è anche possibile che il denaro sia riconducibile ad altri affari illeciti di Francesco Leone ( uno degli arrestati, ndr:), che non è nuovo alla commissione di reati come quello per cui si procede".
Di sicuro Silvio Berlusconi in quei giorni ha comportamenti che, riletti alla luce delle notizie di oggi, gettano ancor più misteriose ombre sulla vicenda del sequestro del ragionier Spinelli.



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La ricostruzione del rapimento. Secondo quanto ricostruito finora, Spinelli rientra a casa, a Bresso (Monza), dopo le 22 del 15 ottobre e, insieme alla moglie, rimane nelle mani dei rapitori per 11 ore, fino alle 9 del giorno successivo.


Il ragioniere viene aggredito non appena la moglie gli ha apre la porta di casa. Travolto sul pianerottolo e spintonato dentro l'appartamento da Francesco Leoni, regista della banda, e due dei tre albanesi. E' probabile che il terzo albanese e gli altri due italiani siano nei pressi per dare supporto logistico. Spinelli e la moglie vengono trattati prima con una certa durezza, forse per intimorirli, poi gentilmente sino al rilascio. I banditi chiedono 35 milioni di euro, in cambio di documenti che permetterebbero di ribaltare la sentenza sul Lodo Mondadori, che costringe Berlusconi a pagare oltre 500 milioni di euro a Carlo De Benedetti.
Il sequestro si protrae fino alle 9 del mattino del giorno dopo, semplicemente perché Spinelli convince i sequestratori di non poter raggiungere telefonicamente Berlusconi prima di quell'ora. E infatti quando la cosa avviene, i tre se ne vanno, pur dicendo che torneranno presto a farsi sentire.

Durante la telefonata Berlusconi sarebbe stato consapevole della presenza dei malviventi, ma secondo il capo della squadra mobile di Milano, Alessandro Giuliano, non ci sarebbe stato comunque alcun contatto diretto tra i rapitori e il Cavaliere.

Liberato e rimasto in casa solo con la moglie, Spinelli viene prelevato dalla scorta di Berlusconi e portato in un luogo sicuro. Due dei sequestratori tentano nei giorni successivi per due volte (sia il 17 che il 18 ottobre) di richiamare il ragioniere sul telefono fisso utilizzando una cabina telefonica di Malnate, in provincia di Varese. Ma Spinelli non c'è.


E' andata esattamente così? Molto si ragiona in queste ore sul ruolo di Spinelli nella vicenda e nelle vicissitudini, anche quotidiane, delle Olgettine. Spinaus è il loro referente, il loro terminale per avere soldi, per risolvere qualsiasi problema. Lo chiama Nicole Minetti ogni due per tre per gli affitti e altro degli appartamenti delle ragazze, lo chiama Marystelle Polanco, quando ha bisogno di denaro... Lui è sempre calmo, mai un gesto di insofferenza, uno scatto di nervi, al più rinvia la soluzione dei loro problemi economici dicendo che non aver disposizioni in merito e che deve aspettare che Berlusconi (da Roma dove faceva il presidente del Consiglio) rientri, il lunedì, a Milano.

Ma il giro delle Olgettine (non sia offesa per nessuna) non era sempre limpidissimo. A volte promiscuo con una certa criminalità. L'allora compagno di Marystell Garcia Polanco, Ramirez Della Rosa, nel 2011 è stato condannato a otto anni di carcere. L'uomo è stato trovato in possesso di 12 chili e 412 grammi di cocaina, e. tre chili di quella droga erano a Milano Due, al numero 65, nell'ormai famoso residence Olgettina. Di pi§: erano nella cantina dell'appartamento abitato da Marysthell, la cui casa, come quella di altre ragazze, era nel libro paga del premier. Inoltre Ramireza Della Rosa, per chi non lo ricordi, viaggiava sull'auto di Nicole Minetti, il consigliere regionale del Pdl accusata di reclutare le ragazze che, secondo l'accusa, si prostituivano per il premier.
Ma ci sono altri misteri in questa vicenda.


I documenti del Lodo Mondadori. Secondo quanto dichiarato da Spinelli agli investigatori, gli uomini che lo tengono in ospaggio gli fanno vedere della documentazione che sembra relativa alla vicenda del Lodo Mondadori. Poi gli mostrano un filmato in cui si vede che il presidente della Camera Gianfranco Fini parla con i magistrati del processo Mondadori. Documenti, però, dei quali- in un mese di indagini- non si trova traccia.

Chi sono gli arrestati. Due provengono dalla stessa zona, lembro estremo della provincia romana, confine con la Ciociaria.
Francesco Leone, 51 anni, originario di Bari, è stato preso a casa sua a Paliano (provincia di Frosinone), e risulta essere il capo della banda. Ha un passato complicato e un precedente specifico: negli anni Novanta è stato arrestato per il sequestro di un ufficiale dell'Aeronautica di Ciampino ed è stato collaboratore di giustizia fino al 1996, quando dopo aver ottenuto anche un premio economico ha ricominciato ad organizzare sequestri.
Una sua traccia biologica è stata trovata in casa di Spinelli, ma a tradirlo è stata soprattutto la sua passione per il Milan: è stato infatti identificato dopo che Spinelli ha descritto agli investigatori le sue scarpe rosse con i lacci neri, che sono state ritrovate a casa sua a Paliano. L'11 novembre, inoltre, è stato fotografato seduto allo stadio di San Siro per Milan-Fiorentina.
Di Olevano Romano (pochissimi chilometri da Paliano) è invece Pierluigi Tranquilli, 34 anni , figlio di un commerciante di alcolici e bevande. Incensurato, non si capisce ancora come sia finito in combutta con Leone.
Precedenti per traffico di auto ha il terzo italiano della banda, Alessio Maier, 46 anni; mentre i tre albanesi Ilirjan e Laurenc Tanko (fratelli) di 33 e 39 anni e Marjus Anuta, 28 anni hanno precedenti per furti, rapina, immigrazione clandestina. Come si sono messi insieme, chi li ha messi insieme e perchè?



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