domenica 12 dicembre 2010

Quei beni non sono di Madonia

Fonte: Giornale di Sicilia 10 Dicembre 2010



"Quei beni non sono di Madonia" Restituiti a un presunto prestanome



"Loro lo sanno che abbiamo queste core! Non facciamo che questi tre mascalzoncelli che sono, ne fanno cattivo uso! Questa cosa (devono, ndr) curarla, vederla come se fosse una cosa loro". A parlare e il boss Salvatore Madonia che, da detenuto, nell' ottobre del 2006, impartisce ordini alla moglie, Maria Angela Di Trapani, circa la gestione di alcuni beni, quelli intestati alla famiglia della Zia Bebi, ovvero Vincenzo D'Arpa, classe 1931, poi deceduto, e dunque passati alla moglie, Vincenza Collura, ai figli Massimiliano e Pietro, al nipote Vincenzo (che all' epoca aveva solo 16 anni). "Quanta bili" per quei otre fazzoletti di terra" in passaggio del Coniglio, a Isola delle Femmine, con villette, magazzini e un capannone che Madonia nelle intercettazioni rivendica come suoi ("Tutto, dal basso verso l'alto"), proprio net punto a ridosso dell' autostrada dove avvenne la strage di Capaci. Di diverso avviso gli eredi D'Arpa, indagati per fittizia intestazione di beni, secondo i quali il boss sarebbe il reale proprietario solo di un paio di magazzini e di due pezzetti di terra.
La sezione misure di prevenzione del tribunale (collegio presieduto da Fabio Licata) ha sciolto il dubbio, in favore di Zia Bebi. Saranno cosi restituiti ai presunti prestanome D'Arpa (difesi dall' avvocato Michele Giovinco) tre villette, due appartamenti, diversi magazzini, un capannone e un terreno perche "almeno allo stato - scrivono i giudici - non risultano raggiunti da alcun elemento concreto di sospetto sulla riconducibilità a membri della famiglia Madonia".
Eppure, durante i colloqui in carcere, il boss teme, si arrabbia, minaccia, spiega piu volte alla moglie, incaricata di gestire gli affari durante la sua detenzione, come stanno le cose, perche non si faccia prendere in giro dal mascalzoncello. "Dove li hanno presi i soldi loro? Da dove gli sono venute? Nemmeno si potevano comprare - dice Madonia - un collare! (...) Questi (D'Arpa, ndr) proprio non avevano niente...completamente. Io, ho pre-so... ho fatto... ma sono dei mascalzoni (...) Questo e tutto il rispetto? Questo mi merito io?o. Lui che avrebbe pagato. Fior di quattrini. Esattamente 255 milioni di lire, sono tre pezzi...venticinque (milioni, ndr), trenta e duecento! Tutte cose". E ci sarebbe anche o la casa in montagna, come la chiama Riccardo, il figlio della coppia. Si tratta di una struttura in costruzione che si trova proprio sotto al tristemente famoso casolare con la scritta No mafia, che domina dall'alto l'autostrada Palermo-Trapani. "Non tradirei il segreto di  papà - dice Maria Angela al figlio - quando poi sei grande la prendi tu, perche e nostra, mi dimenticalo, capito? (...) altrimenti ce la levano".
Ma i tentativi della donna di far ragionare i D'Arpa vanno a vuoto. Anzi la famiglia di Zia Bebi tenta di convincerla che da quelle parti non avrebbe neppure o il passaggio (o che la smettano, devo dirgli pure grazie che mi da il passaggio, impreca Madonia, ogli dici, dovete pregare che Salvo muore in carcere (...) vi giura sulla cosa più santa che avete (..) fra 100 anni, 150 anni... vi stermina a tutti!»). "Negano le evidenze - gli scrive Maria Angela - delle nostre disgrazie ne hanno fatto it loro tornaconto (...). Non si godranno niente - sentenzia - suo marito (Vincenzo D'Arpa, ndr) a morto col cancro, lei (Vincenza Collura, ndr) ha l'Alzheimer, a quei sifilitichi e vermi viscidi dei figli più bastardi di come sono non potevano essere". I giudici hanno deciso diversamente.
Sandra Figliuolo EMEROTECA ASSOCIAZIONE MESSINESE ANTIUSURA ONLUS

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